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18 Settembre 2019

Il Lobbying? Potrebbe migliorare il processo legislativo

La sparizione dei partiti ha reso quasi impossibile l’interlocuzione istituzionale. Intervista a Francesco Schlitzer, fondatore di VERA, su Mag

Far dialogare le istituzioni con i mezzi di comunicazione. La missione che si è data Vera è facile a dirsi e difficile – ma non impossibile – a farsi. Nato nel 2008, lo studio di consulenza specializzato in comunicazione strategica è stato fondato da Francesco Schlitzer, che attualmente ricopre il ruolo di managing director. Con Schlitzer, ex capo delle relazioni istituzionali e dei rapporti con gli stakeholder del gruppo Autostrade, MAG prosegue il viaggio nel mondo dell’attività di lobbying cominciato nel numero 124 dello scorso 8 luglio. E lo fa con uno dei padri della comunicazione strategica in Italia: Schlitzer, infatti, era socio di Fabio Bistoncini in FB & Associati, la prima società di consulenza in Italia specializzata in relazioni istituzionali. Poi, dal 2005 al 2007, l’esperienza in Autostrade.

Vera, spiega il managing director, «è nata certamente con l’obiettivo di fare relazioni istituzionali e lobbying, ma volevo far dialogare le lobby con le istituzioni e con i media». L’idea è «fare consulenza a 360 gradi», perché la sola attività di lobbying, nel contesto attuale, rischia di risultare sterile e fondamentalmente inutile. «Non basta più la lobby tradizionale, devi avere un plot diffuso, che ti consenta di far arrivare posizioni e dati sui mezzi d’informazione, anche attraverso canali diversi», puntualizza.

Per quest’attività ad ampio raggio Vera conta su un team di dodici persone, tra Roma e Milano. E ha raggiunto un fatturato di oltre 1 milione (ma il gruppo preferisce non comunicare numeri più puntuali). La squadra vede in prima fila i partner Gaia Frascella, responsabile dell’area public affairs, e Roberto Nido, responsabile della comunicazione e delle strategie e relazioni con la stampa per i clienti.

I clienti di Vera variano: settore bancario e finanziario, energia, copyright, turismo e società specializzate nella corporate governance. La sfida del lobbista, spiega Schlitzer, «è trasferire ai decisori le informazioni e posizioni che reputi valide». E si può fare advocacy in tanti modi, «anche attraverso un tweet». Posto che «non c’è un paese al mondo dove si parli bene del lobbying», in Italia «abbiamo un problema in più, culturale e di carenza normativa. Abbiamo fatto progressi sulla trasparenza, ma si potrebbe fare molto di più, senza demagogia». Il punto è spazzare via il pregiudizio, figlio della cultura cattocomunista, che «gli interessi economici sono di per sé meno nobili».

Per fortuna, «la democrazia lascia spazio a tutti», il contributo al processo decisionale «deve essere aperto a tutti gli interessati». Schlitzer cita l’esempio dell’avvocato napoletano, che, vedendo passare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è affacciato al balcone, in mutande, per promuovere l’approvazione di un provvedimento: «Anche quello è a modo suo un lobbista…». È un dato di fatto che «il baricentro decisionale è tutto spostato sul governo», istituzione meno trasparente, con processi di produzione delle norme piuttosto oscuri. Il risultato? «La qualità della legislazione è molto peggiorata. Il lobbista professionale potrebbe dare un contributo a migliorare il processo». Ma, nota il fondatore di Vera, la sparizione dei partiti politici ha reso quasi impossibile l’interlocuzione istituzionale. E così vengono prodotte norme che non sono state discusse prima con i gruppi d’interesse. In questo contesto, gli elenchi dei lobbisti finiscono per essere «una pezza all’interno di un processo che andrebbe rivisto nel complesso», un simulacro di trasparenza perché «il palazzo del potere è aperto a tutti i cittadini: in teoria non dovrebbe esserci un registro», perché non c’è bisogno di controllo se tutto è pubblico, né tantomeno godere di un privilegio.

La realtà, conclude Schlitzer, è che «sono le istituzioni a non volere la trasparenza», come testimoniano le novelle, ovvero i rimandi legislativi, che «non vengono compresi dal cittadino medio», e rendono il processo legislativo comprensibile solo ai burocrati. E come testimonia il fatto che i decisori non vogliono mettere in streaming tutte le riunioni delle commissioni parlamentari.

Il fondatore di Vera sta lavorando alla costituzione di un gruppo di lavoro Leggi in chiaroper sensibilizzare le istituzioni all’adozione di linguaggi normativi comprensibili a tutti. (m.g.).

@LCPublishing_MI

Fonte: LC Publishing Group Mag N. 126

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