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6 Aprile 2020

Perché ci dicevano che le mascherine non servivano?

Il caso e le giravolte sulle mascherine. L’intervento di Francesco Schlitzer, Managing Partner di VERA

Il tema della prevenzione e della sicurezza delle persone è stato molto spesso sottovalutato nel nostro Paese, a dispetto delle evidenze dei dati, anche a causa del forte pregiudizio nei confronti dell’industria che ruota intorno ai sistemi e dispositivi di protezione.

La questione disattesa delle mascherine per proteggere se stessi e gli altri dal rischio di trasmettere il coronavirus, quindi, non sorprende. E non solo riguardo l’uso della mascherine ma in generale di tutti i dispositivi di protezione individuale, le buone pratiche e le regole di prevenzione; troppo spesso ignorate da noi cittadini e dalla nostra Pubblica Amministrazione. Nel caso — grave — delle mascherine, prima ancora della politica, la stessa comunità medico-scientifica ha ondeggiato su posizioni completamente diverse e con continui cambiamenti di indirizzo. A cominciare dall’Oms e poi via via l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile, fino agli esperti epidemiologici. La comunicazione conseguente è stata disastrosa.

Continuare, quindi, ad affermare che la mascherina serve solo a chi manifesta sintomi per evitare di contagiare gli altri, oggi è evidentemente un grave errore. E la prima ragione è che nel caso del coronavirus esistono i positivi asintomatici, che non sanno né possono sapere di essere contagiati. Fatto che può avere una sola conseguenza: mascherina per tutti. Aggiungo che in ogni caso il principio generale di precauzione avrebbe dovuto suggerire alla comunità scientifica di avere una posizione unica e ferma sull’utilità dei dispositivi di protezione. Proprio perché non si sa cosa si ha di fronte.

Purtroppo la cultura della prevenzione e del rispetto delle buone pratiche in sanità è sempre stata scarsamente considerata anche tra gli addetti ai lavori. Non è un caso che le cosiddette infezioni nosocomiali, cioè quelle prese negli ospedali, costituiscano una delle prime cause di mortalità.

Umberto Veronesi diceva sempre che un buon ospedale e un bravo medico si giudicano da tante cose ma certamente una delle più importanti è la corretta gestione del reparto, e quindi della sua igiene, del rispetto dei comportamenti dell’uso dei dispositivi di protezione.

Ricordo che più di 11 anni fa a Londra, in un ospedale pubblico, rimasi colpito dal fatto che nei corridoi fossero presenti i dispenser con disinfettante per consentire a tutti di lavare frequentemente le mani. Tutti: operatori, pazienti e visitatori. Quei dispenser oggi ci sono anche in Italia, ma non in tutti gli ospedali e in pochissimi ospedali del Sud.

@FraSchlitzer

Fonte: StartMag.it

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